Le Allegre Comari di Windsor

Shakespeare è il più grande drammaturgo mai esistito. È un’affermazione inattaccabile, non c’è “ma” o “se” che tenga. È un po’ come dire “il soffitto è in alto”. In questo mondo, almeno, è una legge assoluta.

Già questo è un biglietto da visita niente male per uno spettacolo teatrale: il Bardo è garanzia di qualità. Male male che vada, il testo è sempre bello.

Ugo Pagliai è un mostro sacro del nostro teatro. Ha raggiunto una fama notevole, negli anni ’70, grazie a delle brillanti interpretazioni televisive, quando la televisione poteva ancora far rima con qualità, e ha poi privilegiato il palcoscenico alla macchina da presa. Scelta saggia, che l’ha portato, nel 2012, ad essere riconosciuto e riconoscibile come uno dei più grandi attori teatrali del nostro paese.

Uno più uno fa due, Shakespeare più Pagliai fa “devo andare a vederlo”. E questo mi sono detta, quando ho letto nel cartellone del Globe Theatre di Villa Borghese l’accattivante titolo Le Allegre Comari di Windsor, commedia scritta (si dice) dal vecchio zio William in appena due settimane, dopo che quella vecchia megera di Elisabetta I era rimasta soggiogata dal fascino del personaggio di Sir John Falstaff in Enrico IV, pregando il Bardo di scrivere una commedia interamente incentrata sulle sue malefatte.

Shakespeare e Pagliai sono due punti forti; da soli, avrebbero potuto garantire il prezzo del biglietto. Ma non finisce qui. L’adattamento del testo di Shakespeare, per la regia di Riccardo Cavallo, scalda il cuore e diverte dal primo all’ultimo minuto, orchestrando alla perfezione questo racconto corale che ha come perno, appunto, Sir John Falstaff, attempato godereccio ex-soldato, che non si arrende all’avanzare dell’età e pretende di continuare ad inanellare conquiste facoltose per rimpinguare le sue scarne finanze. Non voglio raccontare altro, rischierei di rivelare troppo e l’idea di rovinare, anche solo in minima parte, il divertimento degli equivoci e delle situazioni comiche che scaturiscono dalle azioni di Falstaff mi risulta piuttosto antipatica.

La cornice, poi: il Globe Theatre, costruito all’interno del polmone verde di Villa Borghese sul modello dei teatri elisabettiani cinquecenteschi, è un’oasi fuori dal tempo. Vieni calato in un’atmosfera magica, che si sposa alla perfezione con quello che viene rappresentato in scena. Una fusione perfetta, che ti prende per mano e ti conduce  su un sentiero lontanissimo dal contingente: un viaggio nell’Inghilterra shakespeariana, un’esperienza a tutto tondo. Se fosse stato messo in scena altrove, forse questo spettacolo non avrebbe avuto lo stesso fascino magnetico.

La sostanza di questo post è semplice: date fiducia a questo spettacolo. Il teatro costa più del cinema, questo è vero: ma merita molta, molta più fiducia. Almeno per quanto riguarda l’Italia. Il cinema italiano si adagia sui propri discutibili allori, riscaldando il più delle volte una minestra già sciapa in partenza che, per qualche misteriosa e imbecille ragione, ha fatto presa su un mucchio di cervelli deboli. Il teatro no: ogni sera, il signor Ugo Pagliai si prende l’impegno di dare il massimo su quel palco di legno. Ogni sera, deve indossare una panciona di gommapiuma che lo farà morire di caldo in queste sere di luglio. E, ogni sera, prende il personaggio di John Falstaff, scritto la bellezza di quattrocentodieci anni fa, e lo fa proprio, regalandogli una vitalità ed una verità esilarante e struggente al tempo stesso.

La commozione del teatro è qualcosa che non si può esprimere efficacemente a parole. Tocca viverla in prima persona, per capirla fino in fondo.

Mai come oggi, vi prego: datemi retta. Investite questi soldi e andate a vedere Le Allegre Comari di Windsor di William Shakespeare, in scena fino al 5 Agosto al Globe Theatre Silvano Toti. Suona come un messaggio promozionale e, per quel poco che potrò fare, ne ha tutte le intenzioni. Perché, nell’oceano di mediocrità e dilettantismo antimeritocratico che imperversa in questo paese, c’è ancora qualcosa di vivo e pulsante. Da qualche parte, c’è ancora l’arte: e quando ci si imbatte in essa, si ha il dovere morale di portarla all’attenzione di tutti.

  1. Io sono stata al Globe un paio d’anni fa per vedere la Tempesta con Albertazzi, e dico solo una cosa: il mio fidanzato non era mai stato a teatro e non aveva mai letto nulla di Shakespeare prima di quel momento (gli ho fatto diligentemente leggere il testo della Tempesta prima di vedere lo spettacolo), ma ne è rimasto incantato. Io mi sono trovata talmente bene che farò in modo di scendere in agosto a vedere il “Giulio Cesare”. Purtroppo abitando a Brescia ho dovuto scegliere un solo spettacolo, ma se fossi di Roma non me ne perderei uno…e ora mi fai venire i dubbi sull’andare o meno a vedere “le allegre comari di Windsor”.

    • Io avevo letto questa commedia parecchi anni fa e il ricordo del testo e della storia stessa era ormai sbiadito. Il che, per la verità, non ha fatto che aumentare la godibilità dell’evento! Io te lo consiglio vivamente e, dopo questa prima (tardiva) avventura al Globe, non mi perderò “Giulio Cesare” per nulla al mondo.

Lascia un Commento!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: