W.E. (ovvero: la Madonna crocifissa)

La condanna a morte è stata emessa a settembre, ma venerdì scorso è stata eseguita la sentenza. W.E. di Madonna, presentato allo scorso Festival di Venezia, è un brutto film. Così dissero i critici in laguna, così ripetono (quasi) tutti i colleghi che lo vedono in questi giorni in sala.

Beh, mi dispiace, cari capoccioni, ma devo dissentire: W.E. è ben lontano dall’essere quel pasticcio ridicolmente melodrammatico che volete dipingere con le vostre taglienti/saccenti penne.

La storia del film è basata sull’intreccio tra passato e presente, tra realtà e fantasia, raccontando in parallelo la vita (inventata) di Wally Winthrop, giovane moglie insoddisfatta che sogna d’incontrare un principe azzurro, e quella (reale) di Wallis Simpson, americana pluridivorziata che arriva a sposare Edoardo VIII d’Inghilterra e che sarà la causa della sua abdicazione. Attraverso gli oggetti un tempo appartenuti a questa donna controversa, Wally ne ripercorre mentalmente la vita, in un gioco di specchi che, infine, diventerà strumento di catarsi e rinascita.

Lo dico senza girarci intorno, la storia della Simpson è infinitamente più interessante di quella della povera desperate housewife dei giorni d’oggi. Il melò si fa sentire meno o, comunque, è giustificato da una vicenda storica che è stata definita da alcuni “la più bella storia d’amore del ventesimo secolo”. Le battute zuccherose assumono una dignità propria e uno spessore drammatico, perché messe in bocca ad una squadra d’attori credibili (su tutti, svetta l’eccelsa Andrea Riseborough, e Madonna andrebbe ringraziata solo per aver fatto emergere questo talento straordinario).

La colpa maggiore di W.E. non sta, ahimé, nelle cadute mielose o nella scarsa efficacia dell’intreccio fra le due trame. No, la colpa sta nel fatto che è l’opera di una musicista, che si è azzardata ad invadere il territorio dei grandi maestri, dei mostri sacri, dei dinosauri della celluloide tanto cari ai giornalisti. Non solo, ma la signora Ciccone aveva anche l’assurda pretesa di fare un bel film. Roba da matti, eh? Proprio a quest’atto di ybris, di arroganza, si deve la bocciatura del film e la crocifissione di Madonna regista. Ma ce ne fossero, di passaggi dalla musica al cinema come quello di Madame Ciccone. In Italia, il meglio a cui abbiamo potuto aspirare sono state le fumose elucubrazioni di Battiato in Musikanten e, peggio mi sento, l’ammiccante ed insostenibilmente furbetto Radiofreccia di Ligabue. Pellicole che, con tutto l’affetto che posso nutrire verso l’italica terra, scompaiono miseramente di fronte alla ricercatezza estetizzante del film di Madonna.

In conclusione, W.E. va visto. Se non altro perché è un’interessante tentativo (riuscito a metà) di rilettura di un personaggio bistrattato e condannato dalla Storia. Ed è inevitabile associare quest’americana ambiziosa, additata da tutto il mondo come una spietata arrampicatrice sociale, alla stessa Lady Ciccone, autrice di un’opera che, per ricchezza visiva, assomiglia tanto, ma proprio tanto ad un bel film. Con buona pace dei critici-a-sproposito-ipercritici.

  1. Non posso fare un giudizio sul valore estetico del film, non avendolo visto, ma la scelta di narrare la storia di Wallis Simpson giustifica una serie di critiche. Madonna sceglie di parlarne perchè si tratta di una storia “controversa” e Madonna adora essere “controversa”. Forse è la storia di due amanti infelici, ma forse è la storia di un uomo adulto che non accetta di tenere il profilo che si addice al suo compito e di una donna mondana fangirl di Hitler. Importa che incapaci di contenersi gettito la loro nazione, nazione il cui solo scopo di lui è servire, in una crisi costituzionale, scaricando le loro responsabilità sugli altri? Non ho visto il film, ma so come sono fatti i film di storia: nessuna attenzione alle masse, alla gente comune, l’evento storico ridotto a storiella di individui con personalità ipertrofica. Il film di Madonna si basa sull’assunto che puoi ridurre la Storia a storiella d’amore. Madonna sa che lei era una nazista e lui un debosciato, ma tutto serve a rendere più “controversa” la loro storia e se sceglie Wallis e Edoardo (David) lo fa perchè la storia li condanna (a ben ragione). Può essere che al di là di questo gusto della provocazione ci sia della sostanza, ma vi sarà a dispetto e non grazie a essa

    • Ettore, sbagli a ipotizzare un’analisi senza aver visto il film. Non è un’opera storica, tutt’altro. È una storia d’amore vista attraverso lo sguardo romantico e frustrato di una donna di oggi (la Wally moderna), che si trova a dover fare i conti, a un certo punto, con le ombre di un personaggio storico da lei mitizzato: Wallis Simpson. Per quanto riguarda la realtà storica e politica del momento precedente la Seconda Guerra Mondiale, evidentemente non rientrava nelle priorità narrative della regista. Se decido di raccontare l’amore tra Wallis e David, devo per forza tirare in ballo Hitler? Non credo. Almeno, non in un film come questo, dove la realtà storica è sempre filtrata dallo sguardo romantico contemporaneo dell’altra protagonista. Esistono già film che percorrono la via delle simpatie germaniche del duca di Windsor e signora (mi viene in mente Scacco al Re), questo è un esperimento di tutt’altro genere. Gossipparo nella misura in cui può esserlo una qualsiasi storia d’amore, con la scusante, però, di essere almeno ispirato a dati concreti piuttosto che unicamente alle fantasie di una fangirl. La Storia ci dice: Edoardo VIII abdicò per Wallis. Il resto del racconto di Madonna è storia, con la s minuscola.

      • Il fatto è che una persona vera è indissolubile e se parli di Wallis devi parlare delle sue simpatie naziste, che ebbero il suo peso nell’abdicazione. Madonna lo sa e gioca alla provocazione

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