The Raven (ovvero: la pigrizia rovina i film)

Dannate aspettative. Io dovrei tatuarmelo in fronte al contrario. Avete presente come? Tipo la scritta AMBULANZA. Che poi mi chiedo: perché mai dev’essere scritta al contrario? D’accordo che è di più facile lettura nello specchietto retrovisore, ma porca miseria… vedi un furgoncino bianco e arancione con la luce lampeggiante, la sirena spiegata che ti sfonda i timpani e non la riconosci? Per cosa potresti scambiarla senza quella scritta, per un carro allegorico del carnevale di Viareggio? Vabbè, non soffermiamoci su queste inezie ed arriviamo al punto.

Dannate aspettative, dicevo. Sì, perché io su questo The Raven tutto incentrato sui racconti di Edgar Allan Poe avevo costruito una cattedrale gotica di aspettative, un’architettura di speranze luminose che, ahimé, sono andate ben presto a schiantarsi contro il muro della realtà, manco fossero i concorrenti di Takeshi’s Castle che si schiantano su una parete di velcro (prego osservare il contributo fotografico qui sotto).

Ce ne voleva per fare un film brutto, calcolando la materia prima in ballo: le novelle di Poe hanno allietato la mia infanzia, ispirando decine di disegni bruttissimi che spero caldamente siano finiti tra le fiamme. Al di là di questo simpatico aneddoto personale, racconti come Il pozzo e il pendolo, La maschera della Morte Rossa, La caduta di Casa Usher o Il cuore rivelatore sono capolavori indiscutibili e indiscussi della letteratura mondiale (badate, non solo della letteratura dell’orrore). Se non li avete letti, beh, colgo l’occasione per darvi il consiglio letterario della settimana.

Malgrado avesse, appunto, la solida base rappresentata dalle opere di Poe, The Raven è un giallo traballante, privo di un vero e proprio colpo di scena, la cui trama poliziesca segue un meccanismo scontato e oltretutto abbastanza inverosimile in alcuni momenti. I processi di deduzione logica sono difettosi e farebbero piangere di disperazione l’ispettore Dupin, nato dalla penna del povero Poe.

Film bruttino, insomma, che al di là di qualche sporadico momento cruento non riserva praticamente nessuna sorpresa. Qualche pregio, tuttavia, gli va riconosciuto: dalla sua, oltre ad una ricostruzione storica piuttosto fedele che non guasta mai, può vantare un John Cusack decisamente a suo agio nei panni dello stralunato e malaticcio Edgar Allan Poe (totalmente rivisitato rispetto alla figura storica, ma poco c’importa, non stiamo guardando History Channel) e un energico Luke Evans nel ruolo del comprimario, l’ispettore Fields. Apro una piccola parentesi e gioisco nel vedere un attore la cui carriera non è stata minimamente influenzata dal coming out, salvatosi dal precipitare nel baratro del macchiettismo omosessuale. E bravo Luke.

Dispiace sempre vedere uno spunto accattivante sprecato, e dispiace ancora di più accorgersi che l’esperimento non è fallito per mancanza di idee o di talento, ma per una squallida pigrizia nella ricerca di soluzioni convincenti. Sarebbe bastato poco, con gli elementi che c’erano in campo, per creare un giallo davvero degno di questo nome. Pazienza, incasso la sconfitta e mi consolo pensando che il mio caro vecchio Poe è sempre lì, mi sorride dal comodino e aspetta di essere aperto e riletto, per nulla intaccato dall’insipido The Raven, il cui maggior merito resta quello di aver forse creato dei potenziali nuovi lettori tra i giovanissimi che fossero rimasti incuriositi dalle bizzarre atmosfere partorite dalla mente del genio di Boston.

Informazioni su questi ad

  1. Trovo che quella del tatuaggio sia un’idea eccellente.
    Partendo con minori aspettative si gustano meglio le cose mediocri, e quando ci si trova dinnanzi ad un’opera realmente degna di nota si può godere del piacere della sorpresa.

  2. Sono andata a vederlo con un dubbio: sarà un filmone o una tamarrata? Alla fine… beh, un filmone no di certo. Il punto è che questo film non dà neanche la soddisfazione di dire “è proprio brutto” (come, che so, I tre moschettieri), semplicemente in conclusione l’ho trovato piuttosto insignificante.
    E il doppiatore attuale di John Cusack non mi è sembrato molto adatto al personaggio e all’atmosfera. Ha una voce simpatica, che però è adatta alle commedie, non a un film gotico, dark, quel-che-l’è.
    E poi… belli i titoli di coda, ma… che diamine c’azzeccano con questo film?
    Vabbuò… peccato…

  3. Senza infamia e senza lode. Anonimo. Il tipico filmetto americano che avrebbe potuto essere un filmone; ogni tanto ne sfornano uno. Che peccato però, mi aveva ispirata parecchio. Invece, non mi ha schifata tanto da chiedermi perché non avevo scelto di passare la serata a vedere un documentario sulle petunie, ma dubito che sentirò la necessità di rivederlo in futuro. Sono uscita dalla sala provando la più totale indifferenza. Ah no, avevo fame.
    Devo dire che attendevo un tuo commento in merito, avevo paura di essere diventata un’insensibile mangiona e di essermi persa la geniale essenza dell’opera.
    A posto, ho ritrovato la pace, adesso devo solo mettermi a dieta. :)
    P.S. Luke non mi ricordo mai il cognome, non sembra affatto male come attore, ma non riesce ad azzeccare un film che gli dia il giusto lustro, povero creaturo!

    • Secondo me, Luke possiede la prestigiosa tessera “Filmdemmerda” che gli consente di passare con grande disinvoltura da un film orribile (come Immortals) a uno mediocre (come questo), passando per orrori quali I tre moschettieri e Scontro tra Titani! Spero che la tessera gli scada prima o poi…

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