Propongo di considerare questa domanda: “Le macchine sono in grado di pensare?”
[Alan Turing]
Inghilterra, 1952: Alan Mathison Turing ha 39 anni. È uno dei più eminenti matematici del mondo ed è stato risolutivo, durante la Seconda Guerra Mondiale, per decrittare i messaggi dell’Asse. È un genio che ha servito la sua patria; in cambio, riceve una condanna alla castrazione chimica per omosessualità. Viene costretto ad assumere ormoni femminili, che lo riducono all’impotenza e gli causano la crescita del seno. Due anni dopo l’inizio del “trattamento”, nel 1954, Alan Turing si toglie la vita, mangiando una mela avvelenata con cianuro di potassio. Si dice che a questo episodio si debba la scelta del logo della Apple.
La storia di Turing, per quanto orribile, non deve stupire: nel ’52, l’omosessualità non era stata ancora decriminalizzata in Gran Bretagna. Ma il caso di questo brillante scienziato merita di essere ricordato proprio oggi perché, a sessant’anni di distanza, il Ministero della Giustizia inglese ha negato il perdono postumo. Nessuna indulgenza, nel ventunesimo secolo. Le scuse postume sarebbero inappropriate dato che, all’epoca dei fatti, il comportamento di Turing era considerato criminoso.

Non so se ridere o piangere. Già il termine “perdono” mi appare fuori luogo: fa il paio col termine “tolleranza”. Come se ci fosse effettivamente un crimine da perdonare, un danno da risarcire. L’unico a subire un danno, peraltro fatale, è stato Turing. Nessun altro. Non dovrebbe esserci nessun perdono da concedere ma, casomai, un perdono da chiedere al diretto interessato, se non avesse posto fine alla sua vita parecchio tempo fa.
Mi rattrista profondamente constatare che non bastano sessant’anni di presunto progresso a renderci migliori di chi ci ha preceduto. Turing è morto in un’epoca ottusa, ma forse è meglio così: si è evitato il ributtante spettacolo di questo reiterato, inspiegabile, atto di crudeltà. Più grave oggi di quanto non lo fosse stato ieri, poiché viviamo in quell’era informatica di cui Alan viene considerato, universalmente, il padre. E il rifiuto di perdono di questa società multimediale verso il suo creatore ha un sapore più amaro di qualsiasi mela avvelenata.

Leggevo di Turing proprio ieri in Hobsbawm. Un caso interessante
A che proposito veniva citato?
Hobsbawm ne fa l’esempio della scienza del XX secolo, che resta incomprensibile ai profani. Insegnavano alla stessa università, ma Hobsbawm riferisce che non spiccava come figura. Infine dà di lui l’opinione che tu dai di Wilde
Wilde denunciò per calunnia qualcuno che, in fondo, aveva detto la verità. Il caso di Turing è l’esatto opposto: non se l’è esattamente “andata a cercare”… si è limitato a non negare la propria identità sessuale, ma vedo nel suo episodio un certo coraggio, comunque più di quanto non ve ne sia stato in quello di Wilde.
Mi pare che tu sia ingenerosa: WIlde non se la andò a cercare, semplicemente volle esercitare un suo diritto avviando un processo che portò alla sua incriminazione. La stessa cosa per Turing. Nessuno dei due intendeva fare un atto politico e in effetti entrambi non furono rivoluzionari nel senso che non contestarono la società in cui vivevano, ma furono vittime di essa. La figura di Turing è tragica, non eroica come quella di Milk (gran film).
Chi diede inizio a quello che poi divenne il processo contro Wilde, però, fu Wilde stesso, quando denunciò il marchese di Queensberry. Turing rivelò il proprio orientamento sessuale in seguito alle pressioni della polizia in merito ad un caso di furto.
Al di là delle evidenti differenze, sono d’accordo con te nell’affermare che furono due delle tante, sfortunate vittime della società in cui vissero.
E sottoscrivo, Milk è un filmone!
E’ tristissimo ammetterlo, ma è così, come tu dici molto bene.
La polvere del tempo pobabilmente sedimenterà anche l’ottimo Turing e le sue macchine. E’ la legge ell’eterno mutamento.
mfr
Sono d’accordo con voi sul film Milk : grande opera. Toccante.
Non conoscevo la vicenda di quest’uomo, figura da non dimenticare e da non dimenticare è anche una certa forma di società, intollerante, che sotto sotto esiste forte anche oggi…
Interessantissimo questo post, concordo sulle tue parole.