Arriva sempre un momento, in una serie, in cui si inizia a sentire qualche cigolìo nell’ingranaggio. Ma proprio sempre, eh.
La brutta notizia è che anche Sherlock, gioiello della BBC già elogiato in questo recente articolo, non fa eccezione. L’asino è cascato (o, quantomeno, ha sbandato) relativamente presto, nel secondo episodio della seconda stagione, dedicato alla rielaborazione del celeberrimo Il mastino dei Baskerville, forse il romanzo più conosciuto dell’intera saga dedicata a Sherlock Holmes dal suo primigenio autore, Sir Arthur Conan Doyle. Non era facile trasporre in tempi moderni un racconto a tinte gotiche come quello originario, e la fatica infatti salta all’occhio: come si può far convivere la paura di forze oscure e sovrannaturali con uno scenario a base di ingegneria genetica ed esperimenti militari? Semplice: non così. Non come ha tentato di fare Mark Gatiss, produttore/autore/attore (nella serie interpreta Mycroft, fratello maggiore di Sherlock). Il risultato finale lascia più perplessi che mai.
La bella notizia è che, invece che una nota sballata in un silenzio di tomba, è piuttosto una stecca in un concerto magnificamente orchestrato. Restano immutati, infatti, gli elementi vincenti del format: gli interpreti, impeccabili dal primo all’ultimo, capitanati dall’ormai rodata coppia di eccelsi protagonisti, Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes), attualmente nei cinema italiani con La Talpa di Tomas Alfredson, e Martin Freeman (John Watson), che vedremo alla fine del 2012 protagonista dell’attesissimo (da me in primis) Lo Hobbit di Peter Jackson (in cui, peraltro, anche Cumberbatch lavora in veste di doppiatore di… Sauron!). La fotografia della serie non ha più niente a che spartire con la televisione, o perlomeno con la televisione che siamo abituati a mandar giù a naso tappato qui in Italia. Stesso dicasi per la regia o per qualsiasi altro reparto, niente da invidiare al Cinema, quello meritevole di maiuscola.
Ora, parliamoci chiaro: se l’episodio non è all’altezza dei precedenti, lo si deve almeno in parte ad una sopravvalutazione che va avanti da ormai ben centodieci anni; da quando, cioè, il mondo accolse Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle con un coro unanime di ovazioni, che non ha mai smesso di elogiarlo. Beh, credo di potermi schierare dalla parte della minoranza, nel dire che, di tutto il cosiddetto “canone” sherlockiano, ho sempre trovato questo romanzo inferiore rispetto ad altri. Il giallo lascia lievemente a desiderare già nel testo originario, e quindi non stupisce più di tanto il fatto che risulti poco probabile anche in questa ennesima trasposizione.
Alla luce di questa riflessione, la colpa maggiore dell’episodio made in BBC sta nel non essere riuscito a sfruttare la modernità come arma a proprio vantaggio per colmare le minuscole falle del romanzo originale, optando invece per una rilettura che calza solamente a tratti. Il punto di maggiore perplessità, a mio parere, sta in un momento di relativo “stallo” dell’indagine, laddove ci viene mostrato uno Holmes talmente turbato dall’apparizione del famoso mastino, da arrivare quasi alle lacrime, scosso com’è nelle proprie convinzioni più radicate. Peccato che, nel ventunesimo secolo, sia abbastanza improbabile che un assoluto genio della logica come Holmes si ritrovi a tremare come una foglia alla prospettiva di un cane di dimensioni superiori al normale che, guarda un po’, scorrazza felice nelle brughiere a pochi passi da un centro dove avvengono esperimenti sugli animali. Holmes, ma la tua fredda logica dov’è andata a finire? Non tremava il tuo alter-ego del 1901, che viveva in un’epoca in cui ancora si credeva alle fatine nel giardino, e tu ti metti a piangere? No, no, no.
Per il resto, nulla da eccepire. La puntata tiene col fiato sospeso, garantendo momenti di tensione formidabili e brividi a volontà, oltre ai sempre piacevoli dialoghi tra la coppia di Baker Street e il microcosmo di figure che si trovano ad intersecare il loro cammino verso la verità. Anche qui, malgrado ci si trovi lontano da Londra, arriva l’ispettore Lestrade (a dirla tutta, senza un vero motivo). Anche qui, il giovane detective e il suo assistente sono oggetto di ammiccamenti per il loro presunto legame amoroso (anche questo senza un vero motivo, ‘sti sottotesti onnipresenti iniziano a stuccare). Insomma, nessuna novità e nessuno scossone particolare rispetto al resto della serie. Resta il fatto che, pur con tutti i suoi difetti, The Hounds of Baskerville è mille spanne sopra un qualsiasi prodotto nostrano. Incassiamo il colpo e recepiamo l’ennesima, vigorosa lezione di cinema dall’episodio più fiacco di una serie tv che sfiora il capolavoro.


A mio (modestissimo) parere, la serie è riuscita a ricalcare una certa suspense che c’era anche nel libro, ma che va interpretata con gli occhi di un borghesotto britannico di età vittoriana. Poi la scena davanti al caminetto dà una pista a chiunque. Invece la tua citazione delle fate da giardino c’è piaciuta tanto.
Ehi, borghesotto… mo’ sto scrivendo la recensione della terza e ultima puntata, voglio vedere che mi dici! Comunque, ribadisco: a me questa serie fa letteralmente impazzire, un po’ perché sono cresciuta (male) a suon di Sherlock Holmes, e un po’ perché è girata così bene da poter competere con la maggior parte dei prodotti cinematografici. Le fate da giardino sono un must e ricordiamo che Conan Doyle era un loro buon amico…
Ma forse proprio perchè ormai non si crede più “alle fate da giardino”, Sherlock è più turbato del suo alter-ego (che ammetto di non aver letto). E alla fine è lui stesso che dubita della sua razionalità e della sua logica. Inoltre mi piace troppo quando lo “umanizzano” e di conseguenza la seconda stagione mi risulta più bella della prima.
In ogni caso io adoro il tuo blog, e ho adorato Sherlock, per non parlare dell’ultima puntata. E ora non riesco proprio a starci un anno senza lui. Come si fa, dico io?
Ti ringrazio dei complimenti per il blog! Io sto cercando disperatamente una degna alternativa a Sherlock per lenire l’attesa che, temo, sarà piuttosto lunga. Appena trovo un valido sostituto ti informo. Promesso!
Facci un fischio quando trovi l’alternativa, tacci loro.