I migliori anni della nostra vita

Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa, e che è bello restare sospesi su di una soffice nuvola rosa.

No, scherzo. Il mio pensiero principale è meno poetico ma molto più nostalgico. Dieci anni sono passati, da quando restai stupefatta per la prima volta di fronte alle immagini de La Compagnia dell’Anello di Peter Jackson. Dieci anni, pure, da quando mi sono divertita e appassionata alle vicende del saputello Harry Potter. Mi sembra così assurdo, pare ieri che me ne stavo curva sui banchi del liceo, a chiacchierare con i miei amici di allora di quanta magia ci fosse nelle immagini che avevamo visto al cinema.

L’inizio di due saghe che hanno fatto sognare la mia generazione, che l’hanno accompagnata nella crescita e nell’affacciarsi all’età adulta. So che potrà suonare piuttosto zuccheroso, ma devo ammettere di ritenermi molto fortunata ad essere stata adolescente in quegli anni. È vero, ogni epoca ha i suoi miti: se fossi nata qualche anno prima, avrei amato la saga di Star Wars. E invece no: cresciuta a pane, Goonies e Indiana Jones vari, a quattordici anni mi sono ritrovata di fronte all’uscita di emergenza dall’infanzia. Ho abbassato il maniglione antipanico e… toh, cosa ho trovato? Un altro po’ di magia, giusto per prolungare ancora un po’ quell’incanto, quell’illusione che contraddistingue i sogni di ogni bambino, con la consapevolezza di chi non lo è ormai più. È stato un bene, ora posso dirlo senza ombra di dubbio; senza la saga de Il Signore degli Anelli e quella di Harry Potter, forse il mio interesse per il mondo del cinema non si sarebbe mai tramutato in quella passione entusiasta che, ancora oggi, mi fa trattenere il fiato quando, sullo schermo, nella sala buia, appaiono i primi fotogrammi di un qualsiasi film.

Certo che adesso, a distanza di dieci anni, ripensare a quel periodo mi infonde un po’ di malinconia. Generalmente, non è mia abitudine rimpiangere il passato, men che meno il periodo dell’infanzia o dell’adolescenza. Almeno, non gli eventi. Le sensazioni, però, di quelle forse avverto la mancanza. Per carità, tuttora mi succede di andare al cinema e perdermi dentro la storia, nei meandri di un intreccio avventuroso o di qualche mistero da svelare. Ancora oggi, quest’arte mi cattura. Nonostante ciò, è come se una parte di magia fosse svanita per sempre. Come se, sforzandoti di librarti in volo, un filo sottile ti tenesse ancorato a terra. Il filo della logica, della razionalità, dell’esperienza. Dell’età adulta? Forse. Tra un anno, uscirà la prima parte de Lo Hobbit. Per quanto mi ripeta che, dopo dieci anni, nulla è più come allora, c’è una vocina sottile dentro di me che sembra ripetermi: “Ale, quella magia c’è ancora da qualche parte”. E allora mando a fanculo il mio dannato cinismo e mi ritrovo a sperare di vivere ancora, anche solo per un secondo, quella sensazione di leggerezza sognante che provavo nei primi anni del decennio appena passato.

Perché sì, quelli sono e resteranno per sempre i migliori anni della mia vita.

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  1. Ieri sera sono capitata per caso sul tuo blog e sono rimasta colpita da questo ultimo post, perchè proprio ieri avevo scritto qualcosa di simile sul mio blog!
    A parte tutto, la passione per il cinema la coltivo da diversi anni, ma nella vita studio qualcosa di totalmente differente. Le tue recensioni le trovo davvero belle e divertenti e ho notato con piacere che la pensiamo allo stesso modo su parecchi film!
    Da oggi (anzi, da ieri) avrai una nuova lettrice.
    Ah dimenticavo…i tuoi disegni sono STUPENDI!!!
    Felice Anno Nuovo!

  2. Devo fare il bastian contrario : la passione per il cinema è una passione “adulta”, iniziata il primo anno dell’università e che cresce anno dopo anno.
    Prima guardavo film ma senza troppa cognizione, senza accorgermi di quanto lavoro c’è dietro ogni singolo fotogramma, di come possa essere fantastico un accostamento di musica e immagini, un’espressione, una fotografia curata etc…
    E’ davvero l’unico momento di distacco totale dalla realtà insieme allo stadio…

  3. Ciao Alessia e’ da un po’ di tempo che ho iniziato a leggere il tuo blog e sono contenta di ritrovare nei tuoi pensieri quella naturalezza che c’e’ solo se hai dentro. Siamo quasi coetanee e anch’io ho vissuto quei magnifici momenti con un entusiasmo che ora faccio fatica a trovare! Pensa io mi ero messa pure a giocare a Magic (un gioco di carte che hanno riproposto anche con i Pokemon dei ns tempi) e a pitturare i soldatini. Ero io e miei due cugini! Passavamo i pomeriggi a divertirci non pensavamo di certo a fare i bulletti del paese x non dire altro. Anch’io come te mi aggrappo a quei ricordi e cerco di rivivere quelle emozioni che non sono svanite del tutto. Ogni tanto mi rendo conto di non essere più una ragazzina,ma di non volermi staccare del tutto da quel mio mondo. Recentemente mi sono trovata in situazioni imbarazzanti tipo io e altre centinaia di persone che avevano dai 14 ai 18 anni chiedendomi ma che sono venuta a fare? Mi sono anche giustificata:eh sono venuta ad accompagna la mia cuginetta! Comunque io mi rifiuto di essere solo la seria e composta Elisa dell’ufficio non voglio credere che quella parte di me si cancellerà !!! In fondo io a giocare a forza quattro, per non dire risiko o a Magic mi diverto ancora e allora perché cambiare?
    Spero di non essere stata troppo prolissa!!!
    Aspetto i prossimi articoli!
    Ciao

    • Cara Elisa, ti ringrazio per il commento e per la riflessione. Sotto sotto, credo che la componente sognatrice di ciascuno di noi non muoia mai del tutto, tanto per tirare fuori un concetto pascoliano. C’è chi la conserva maggiormente e chi la seppellisce sotto una caterva di sovrastrutture proprie dell’età matura. Io appartengo alla prima categoria e, mi pare di capire, anche tu. A volte, mi dico che sarebbe meglio essere più disincantata, pragmatica e razionalista; ma, tutto sommato, sono convinta che restare un po’ sognatori (non mi piace dire “bambini”) sia più spesso un vantaggio che un peso.
      E no, non sei stata assolutamente prolissa!

      Grazie ancora :)

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