Io odio il Natale

Io mi chiedo come sia stato possibile architettarlo. Metterlo su pezzo a pezzo. Voglio dire, ci vuole un cervello autenticamente geniale e, al tempo stesso, privo di qualsiasi fibra morale per convincere la maggior parte della popolazione mondiale a soccombere ad una volontaria depressione per minimo dieci giorni. Altro che suicidi di massa delle sette americane, quella è roba da novellini: il Natale è il più grande suicidio di massa della storia, e il bello è che si ripete ogni sacrosanto anno che Dio o il Caso Beffardo manda sulla Terra.

Partiamo da una banalissima considerazione: a Natale, si spendono soldi. Ma tanti, eh. Roba che, in confronto, il periodo in cui tutti gli amici sembrano accordarsi per conseguire la laurea contemporaneamente in modo da ridurti sul lastrico, ripensandoci, ti sembra un momento di vacche grasse. Il Natale è una festa piena di luci e di colori, ma le tue tasche sono scure scure come il cuore del protagonista di “Munaster’ ‘e Santa Chiara”. I quattro cavalieri dell’Apocalisse si coalizzano e ti puniscono.

Pestilenza: sì, vuoi farti mancare un bel raffreddore/influenza/morbillo/febbregialla durante questo lieto periodo? Certo che vorresti, ma abbandona ogni speranza. Verrai colpito quando meno te l’aspetti, contagiato da chi meno frequenti e per vie che non riesci razionalmente a decifrare. Poco importa, tanto la contaminazione avverrà comunque. Tanto vale arrendersi ed attendere i microbi con spirito zen.

Morte: beh, sì. Non per forza quella effettiva, eh, ma la morte di ogni brio. La morte della tua spontaneità, costretto a sorridere a un’orda di parenti di cui a malapena ricordi il nome e dei quali, siamo sinceri, non te ne frega nulla. La morte, inoltre, arriverai a desiderarla fortemente, quando ti renderai conto che è l’unica cosa che può effettivamente salvarti dalle citate occasioni di rimpatriata familiare.

Guerra: dissotterra l’ascia di guerra, amico. Perché, in barba alla frase da panettone “a Natale siamo tutti più buoni”, a Natale diventiamo tutti delle belve. Perché, sotto sotto, per quanto possiamo sforzarci, a noi questa festa sta davvero sui coglioni. La sopportano giusto i bambini, perché sono stupidi e credono che un vecchio bear gli caghi una pioggia di balocchi in salotto. E mi riferisco, visti i tempi che corrono, ad una fetta comunque piuttosto esigua dell’infanzia odierna. Litigherete con tutti e per tutti i motivi. Litigherete con gli amici, perché vi getterete addosso le vostre frustrazioni. Litigherete con i genitori, perché vi faranno pesare il fatto di aver rovinato, col vostro umore cupo, un Natale che si era già bello e rovinato da solo. Litigherete pure con voi stessi. In quel caso, posate l’ascia di guerra, o potreste causarvi dei seri danni.

Carestia: c’è da ripeterlo? I tuoi soldi faranno “puf!” e scompariranno senza che tu te ne possa rendere conto. E anche qualora te ne rendessi conto, non potrai far nulla per evitarlo. Perché il Natale è il Natale, i regali sono i regali e i soldi sono l’unica moneta valida per ottenerli. A meno che tu non voglia ricorrere all’espianto di organi vitali, ma non te lo consiglio.

Ecco, questo è quanto.

“Ma non c’è un sistema per sopravvivere a tutto ciò?”
Per il momento, l’unica cosa che mi sento di consigliarvi è questa: dormite. Cadete in coma. Narcotizzatevi come il povero Gladstone (se non sapete a cosa mi riferisca, sappiate che è il cane del dottor Watson in Sherlock Holmes – Gioco di Ombre, nonché soggetto del qui presente disegno). Attenti, però, a calibrare bene il vostro letargo e a puntare la vostra sveglia (biologica o no) non prima del 10 gennaio. Allora, forse, potrete aprire gli occhi e sperare che questa densa coltre di finto affetto, finta bontà e finto agrifoglio che ha appestato la vostra magione per due settimane e passa, sia quantomeno ridotta a standard tollerabili. E pensare che, anche quest’anno, in un modo o nell’altro, l’avete scampata.

BUON NATALE!

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  1. Poirot nodded.

    ‘The bullet wound, the cut throat, the crushed-in skull? It is there your preference lies?’

    ‘Oh, don’t call it a preference, my dear fellow. Don’t harbour the idea that Ilike murder cases! Hope I never have another. Anyway, we ought to be safe enough during your visit.’

    Poirot began modestly:

    ‘My reputation—’

    But Johnson had gone on.

    ‘Christmas time,’ he said. ‘Peace, goodwill—and all that kind of thing. Goodwill all round.’

    Hercule Poirot leaned back in his chair. He joined his fingertips. He studied his host thoughtfully.
    He murmured: ‘It is, then, your opinion that Christmas time is an unlikely season for crime?’

    ‘That’s what I said.’

    ‘Why?’

    ‘Why?’ Johnson was thrown slightly out of his stride. ‘Well, as I’ve just said—season of good cheer, and all that!’

    Hercule Poirot murmured:

    “The British, they are so sentimental!’

    Johnson said stoutly: ‘What if we are? What if we do like the old ways, the old traditional festivities? What’s the harm?

    ‘There is no harm. It is all most charming! But let us for a moment examinefacts . You have said that Christmas is a season of good cheer. That means, does it not, a lot of eating and drinking? It means, in fact, the over eating! And with the overeating there comes the indigestion! And with the indigestion there comes the irritability!’

    ‘Crimes,’ said Colonel Johnson, ‘are not committed from irritability.’

    ‘I am not so sure! Take another point. There is, at Christmas, a spirit of goodwill. It is, as you say, “the thing to do”. Old quarrels are patched up, those who have disagreed consent to agree once more, even if it is only temporarily.’

    Johnson nodded.

    ‘Bury the hatchet, that’s right.’

    Poirot pursued his theme:

    ‘And families now, families who have been separated throughout the year, assemble once more together.

    Now under these conditions, my friend, you must admit that there will occur a great amount of strain.

    People who do not feel amiable are putting great pressure on themselves toappear amiable! There is at Christmas time a great deal of hypocrisy , honourable hypocrisy, hypocrisy undertaken pour le bon motif, c’est entendu , but nevertheless hypocrisy!’

    ‘Well, I shouldn’t put it quite like that myself,’ said Colonel Johnson doubtfully.

    Poirot beamed upon him.

    ‘No, no. It is I who am putting it like that, not you . I am pointing out to you that under these
    conditions—mental strain, physical malaise —it is highly probable that dislikes that were before merely mild and disagreements that were trivial might suddenly assume a more serious character. The result of pretending to be a more amiable, a more forgiving, a more high-minded person than one really is, has sooner or later the effect of causing one to behave as a more disagreeable, a more ruthless and an altogether more unpleasant person than is actually the case! If you dam the stream of natural behaviour, mon ami , sooner or later the dam bursts and a cataclysm occurs!’

    Colonel Johnson looked at him doubtfully.

    ‘Never know when you’re serious and when you’re pulling my leg,’ he grumbled.

    Poirot smiled at him.

    ‘I am not serious! Not in the least am I serious! But all the same, it is true what I say—artificial
    conditions bring about their natural reaction.’

  2. Questi sono i sintomi piu’ evidenti di una depressione reattiva (DSM-IV) che coinvolge sempre piu’ persone allontanatesi dalla banalita’ delle festivita’ religiose a cui, evidentemente, non si crede piu’. Ecco la reazione esagerata di dover fare a tutti i costi i regali, i salamelecchi, gli sbanchettamenti, dediderati solo dagli altri (forse). Non e’ piu’ semplice chiarirlo tranquillamente? Io ad esempio non faccio regali sino ai primi giorni di gennaio, all’inizio dei saldi, senza sentirmi in obbligo. Il cibo moderato e di compagnia (ci si vede sempre meno nelle famiglie). Lavoro come ognk giorno.

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